Questioni Etiche della Quarta Rivoluzione Industriale

Questioni Etiche della Quarta Rivoluzione Industriale

Viviamo in un’epoca di poteri scientifici trasformativi, capaci di cambiare la vera natura della specie umana e di rimodellare radicalmente il pianeta stesso. I progressi delle tecnologie dell’informazione e dell’intelligenza artificiale si stanno combinando con i progressi delle scienze biologiche – tra cui genetica, tecnologie riproduttive, neuroscienze, biologia sintetica – nonché i progressi delle scienze fisiche per creare sinergie mozzafiato, ora riconosciute come la quarta rivoluzione industriale. Queste nuove potenze rappresentano una grande promessa per la cura e la prevenzione delle malattie, il miglioramento della produzione agricola e il miglioramento della qualità della vita in molti modi; tuttavia, nessuna tecnologia è neutrale e certamente non lo sono quelle legate alla quarta rivoluzione industriale.

Poiché queste tecnologie alla fine decideranno molto del nostro futuro, è profondamente irresponsabile non considerare se e come distribuirle. Per fortuna, c’è un crescente riconoscimento globale della necessità di governance. Il professor Klaus Schwab, presidente esecutivo del World Economic Forum, ad esempio, ha chiesto un “governo agile“, realizzato attraverso collaborazioni pubblico-privato tra imprese, governo, scienza, università e organizzazioni civiche non governative. Wendell Wallach e Gary Marchant, entrambi studiosi in questo campo, hanno proposto “comitati di coordinamento della governance”, o GCC, che verrebbero creati per ciascun settore tecnologico importante e fungeranno da mediatori onesti.

Qualunque sia la forma che assume la governance, essa dovrà assumere molte forme, e dobbiamo assicurarci che gli organi di governo e la discussione pubblica affrontino quattro questioni critiche. Le risposte a queste domande richiederanno sia un input scientifico sia una volontà di discutere le implicazioni etiche e sociali delle scelte che affrontiamo.

  1. La tecnologia deve essere sviluppata in primo luogo?

Questa domanda, ad esempio, viene ora posta in relazione a un possibile divieto di armi letali o robot militarizzati. Ad oggi, non vi è alcuna registrazione di un’arma autonoma letale che raccolga il proprio bersaglio e lo distrugga senza che gli esseri umani siano coinvolti nel processo decisionale; tuttavia, molti esperti vedono questa prospettiva materializzarsi nel prossimo futuro, a meno che non venga istituito un divieto mondiale. Ed anche quel caso il controllo su un possibile aggiramento della norma si prevede molto difficile.

Un altro esempio è la geoingegneria, che è l’uso della tecnologia per alterare le condizioni planetarie, spesso per cambiare il clima in modo da ridurre il riscaldamento della terra. Questa è una questione veramente globale che ha bisogno di un approccio collettivo, dal momento che uno stato-nazione può apportare cambiamenti climatici vantaggiosi per se stesso, ma dannosi per gli altri. Inoltre, alcune delle strategie – ad esempio, le proposte per seminare la stratosfera con nanoparticelle – portano rischi sconosciuti ma potenzialmente grandi per il pianeta nel suo insieme. La scienza può o non può essere in grado di quantificare il rischio, ma anche se abbiamo delle stime di rischio, discernere quanti rischi dobbiamo prendere, se ce ne sono, non è qualcosa che la scienza da sola può rispondere. In definitiva, è una valutazione morale che dobbiamo fare collettivamente.

  1. Se una tecnologia sta per nascere, verso quali scopi dovrebbe essere indirizzata?

Durante la quarta rivoluzione industriale, ci sarà una vasta gamma di cosiddetti miglioramenti umani in offerta. Alcuni si concentreranno sull’eliminazione delle malattie; altri possono estendere le capacità umane che desideriamo promuovere o ridurre, come una maggiore capacità atletica, una maggiore memoria o un comportamento meno aggressivo. Piuttosto che fare approvazioni o proibizioni sui miglioramenti in generale, ogni tipo dovrebbe essere considerato caso per caso in termini di probabilità di far progredire o diminuire la prosperità umana.

  1. Se la tecnologia può quindi progredire, in che modo dovrebbe farlo?

È fondamentale il modo in cui una tecnologia viene ricercata e come entra nel mondo. Ad esempio, l’Accademia Nazionale delle Scienze, Ingegneria e Medicina negli Stati Uniti ha recentemente pubblicato un rapporto storico che prende un approccio precauzionale all’uso delle unità genetiche. Le unità geniche sono tecnologie che, in combinazione con la modifica del gene CRISPR Cas9, possono aumentare esponenzialmente la prevalenza di elementi genetici specifici in un’intera popolazione di determinati tipi di piante o animali selvatici. Al momento, ad esempio, le pulsioni genetiche sono considerate un modo per controllare, o addirittura eliminare, le zanzare che sono vettori di malattie per malattie umane, come la malaria e Zika. Il rapporto delle Accademie Nazionali incoraggia lo sviluppo della tecnologia di guida dei geni, ma richiede una ricerca attentamente calibrata, prima in ambienti di laboratorio e in piccoli studi sul campo, prima che gli organismi ingegnerizzati vengano rilasciati in natura.

  1. Una volta stabilite le norme, come verrà monitorato il campo per garantire l’aderenza ad esse?

Al momento, ci sono linee guida per molti aspetti della ricerca e della diffusione della tecnologia, ma gravi lacune nella nostra capacità di monitorare l’aderenza o ritenere i cattivi attori responsabili. Ad esempio, esistono normative valide per la gestione di alcuni tipi di sostanze chimiche tossiche, ma fondi estremamente inadeguati per il personale di regolamentazione per monitorare e ispezionare i siti chimici. I meccanismi di governance per il 21° secolo dovranno cimentarsi con le aree che necessitano di regolamentazione obbligatoria e come applicarle. Va da sé che una govenarnance di carattere solo locale o nazionale avrebbe ben poca incisività: vanno coinvolte le Nazioni Unite.

Prepariamoci dunque (ed auspichiamo) discussioni sui valori, che porteranno a controversie, conflitti e tensioni, con la speranza che l’umanità possa superare brillantemente questo passaggio cruciale che ha in sé la potenzialità di un salto quantico per il benessere mondiale.