Indiana Jones: un personaggio su cui riflettere

Indiana Jones: un personaggio su cui riflettere

Indiana Jones, personaggio caparbio, che non si arrende mai, incarna l’anima dell’esploratore del Mondo e della Vita, in una continua ricerca interiore. La trilogia iniziale, completata con l’ultimo film, ha sempre visto uno sviluppo del personaggio attraverso una crescita che ha avuto luogo grazie al fatto di non essersi mai tirato indietro, di aver sempre affrontato la paura e vissuto tutte le emozioni.

Indiana Jones unisce al coraggio indubbio e alla riottosità la disciplina, una sfortuna ostinata nel procurarsi guai, e una fortuna altrettanto ostinata nel poterne uscire. Eppure non è semplice eroe bidimensionale. In lui vivono contraddizioni, ripensamenti, tensioni verso una vita più tranquilla. Non ce le dice ma le intuiamo. Sono le circostanze che lo trascinano all’avventura. O almeno così ci fa credere. In realtà si tratta di una vocazione.

Beffardi erano stati l’Aramis di Dumas, lo Yanez di Salgari, lo Scaramouche di Rafael Sabatini, e via via, fino al dottor McCoy di Star Trek. Lucas e Spielberg, con Indiana Jones, creano un concentrato della narrazione d’avventura.

Eppure è un personaggio con molti limiti. Indiana Jones avanza verso i monumenti e le reliquie che lo interessano correndo instancabilmente, e lasciandosi alle spalle scie di morti. Capisce le culture passate, ma non chi seguita a farsene portatore. Più ne uccide e meglio è. Comprendiamolo: è un archeologo, non uno storico. E poi il nome stesso ci dice che è anzitutto uno yankee.
Non siano prese come notazioni negative. Le caratteristiche elencate riflettono un’epoca in cui gli americani spargevano sangue come adesso eppure risultavano simpatici. Tante volte imbroccavano la causa giusta, come fu l’impegno nella Seconda guerra mondiale; e se, parallelamente, erano impegnati in faccende più discutibili, l’energia vitale che spandevano attorno lo faceva dimenticare.

Come loro, Indiana Jones va accettato ed accolto, prima di essere criticato.

Indiana Jones risponde perfettamente alla definizione che Maurice Leblanc dava del suo Arsène Lupin: un “professore di energia”, gonfio di ottimismo, cinico il giusto, idealista nel profondo, capace di sbrogliarsi nelle circostanze più avverse. Un modello addirittura archetipico, nel romanzo e nel cinema d’avventura: quello della “simpatica canaglia”, di volta in volta moschettiere, corsaro, ladro gentiluomo, avventuriero spaziale.